giovedì 29 gennaio 2015

VIETNAM, TRE TONNELLATE DI GATTI SEQUESTRATI: DESTINATI IN CUCINA

VIETNAM, TRE TONNELLATE DI GATTI SEQUESTRATI: DESTINATI IN CUCINA
Erano in un camion stipati in gabbiette. Arrestato l'autista 
www.nelcuore.org 

VIETNAM, TRE TONNELLATE DI GATTI SEQUESTRATI: DESTINATI IN CUCINA

Se in Italia è vietato mangiare carne di gatto, in Vietnam è ancora legale. Un camion con 3 tonnellate di gatti vivi, chiusi in piccole cassette, è stato fermato al confine fra la Cina e il Vietnam e sequestrato per contrabbando.
Stando a quanto si apprende dalle fonti della polizia di Hanoi, sembrerebbe che i mici fossero destinati ai ristoranti della capitale vietnamita. Intanto, le forze dell'ordine hanno arrestato l'autista del camion, il trentenne Hoang Van Hieu, proprietario del mezzo, il quale ha ammesso di aver preso i gatti vicino al confine e che erano tutti provenienti dalla Cina. Lo rende noto "Il Messaggero".
Il contrabbando di gatti in Vietnam non è una novità, e negli ultimi mesi i casi sono in aumento. Nelle province di Thai Binh e Nam Dinh, vicino ad Hanoi, ci sono i mercati più grandi per la carne dei felini, considerata una prelibatezza e consumata in occasione di occasioni festose come i matrimoni. Pare che a nulla servano gli avvisi del ministero della Salute vietnamita.


La pratica è contrastata con forza dagli animalisti, che condannano la vendita e il consumo di carne di cane e di gatto in diversi Paesi dell'area orientale, compresi Indonesia, Cina e Vietnam. Per la legge di Hanoi, qualsiasi oggetto di contrabbando dev'essere immediatamente distrutto. C'è da capire ora che fine faranno questi poveri mici appena sequestrati.




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Drew Medlin

The Loner


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Le due facce di Marte

Le due facce di Marte 
 


Credit: MOLA Science Team  

Una nuova simulazione dimostra che, molto tempo fa, un corpo delle dimensioni della Luna deve aver colpito il polo sud di Marte generano le notevoli differenze tra i due emisferi che osserviamo oggi.
I due emisferi marziani differiscono in elevazione, nello spessore medio della crosta e per caratteristiche topografiche: dalle "piatte" pianure dell'emisfero settentrionale, si passa agli altopiani ed ai vulcani dell'emisfero meridionale. Ma ad oggi, anche se ci sono diverse teorie su questa dicotomia, le risposte sono ancora molto poche.

I geologi dello Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo (ETH), diretti da Giovanni Leone, hanno provato a fornire una nuova spiegazione, pubblicando i loro risultati sulla rivista Geophysical Research Letters.

Utilizzando una simulazione al computer, gli scienziati sono giunti alla conclusione che un grande corpo deve aver fracassato il polo sud del pianeta nei primi anni di vita del Sistema Solare. Il loro modello mostra che questo impatto deve aver generato così tanta energia da creare un oceano di magma in grado di ricoprire tutto l'emisfero meridionale.
Per generare una tale catastrofe, l'oggetto celeste deve aver avuto almeno un decimo della massa di Marte.
La roccia fusa si sarebbe poi solidificata creando gli altopiani montuosi che vediamo oggi.

Nella simulazione, è stato ipotizzato che il corpo, formato principalmente di ferro e con un raggio di almeno 1.600 chilometri, deve esser piombato su Marte ad una velocità di 5 km/s. L'evento si sarebbe verificato tra i 4 e i 15 milioni di anni dopo la formazione del pianeta, quando la crosta di Marte doveva essere ancora sottile "dura come una superficie caramellata", si legge nel report su phys.org.

Quando arrivò l'impatto, l'oggetto aggiunse altra massa al pianeta, principalmente ferro, innescando anche un'intensa attività vulcanica durata 3 miliardi di anni. Intorno all'equatore si formarono molte pennacchi, colonne di magma che trasportavano il materiale liquido dal mantello verso la superficie, poi migrati verso il polo sud.
Per la verità, però, teorie precedenti prevedevano il contrario, ossia ipotizzavano un grande impatto e moti altri impatti secondari nell'emisfero settentrionale.
La più importante storia sulla dicotomia marziana a favore di un impatto nell'emisfero settentrionale, fu formulata nel 1984, da due ricercatori americani che pubblicarono i loro risultati sulla rivista Nature. Evidentemente non condivisa da Leone.
I vulcani di Marte sono distribuiti in modo molto irregolare: comuni e diffusi a sud, rari e concentrati a nord.

"Il nostro modello arriva ad una rappresentazione quasi identica alla distribuzione effettiva dei vulcani", afferma Leone, che ritiene che nessun'altra simulazione sia mai riuscita a raggiungere questa accuratezza.
Il nuovo lavoro arriva a riprodurre la topografia dei due emisferi in modo estremamente realistico ma a condizione che il corpo impattatore fosse costituito per l'80% da ferro. Quando i ricercatori hanno provato con oggetti composti da altri materiali, i risultati sono stati invece molto diversi.
Il modello ETH va oltre e stabilisce anche la data in cui il campo magnetico globale di Marte ha cessato di esistere: 4,1 miliardi di anni fa. Responsabile, una forte riduzione di calore immesso dal nucleo nel mantello e nella crosta durante i primi 400 milioni di anni dopo l'impatto.

Dopo un miliardo di anni il flusso di calore sarebbe stato solo un decimo di quello iniziale, troppo basso per mantenere un vulcanesimo attivo. Risultati, che sembrano calzare perfettamente con altri calcoli ed esplorazioni mineralogiche.
Per Giovanni Leone però, sulla base del suo lavoro, Marte è sempre stato un pianeta molto ostile: "fin dall'inizio di tempi, questo pianeta è stato caratterizzato da calore intenso e attività vulcanica, che avrebbe fatto evaporare tutta l'acqua rendendo la nascita della vita altamente improbabile".

Le piramidi cinesi e le leggende sugli dei discesi dal cielo. Tracce di antichi astronauti e di civiltà antidiluviane?

Le piramidi cinesi e le leggende sugli dei discesi dal cielo. Tracce di antichi astronauti e di civiltà antidiluviane? 
Nonostante le resistenze di archeologi e burocrati, i dettagli circa le grandi piramidi in Cina, capaci di rivaleggiare con quelle Egiziane e Centroamericane per antichità, complessità e bellezza, continuano a venir fuori molto lentamente. Il grande passato della Cina, occultato per lungo tempo, potrebbe svelare nuove importanti verità sul passato dell'umanità?


piramidi-cinesi

Tra negazioni, ostacoli e reticenze, la verità sull’esistenza delle Grandi Piramidi cinese si è finalmente fatta strada fino a raggiungere il grande pubblico.
Si sospettava dell’esistenza di tali strutture in Cina fin dall’inizio del 20° secolo, ma le tormentate vicissitudini politiche e sociali, cominciate con la rivolta di Wuchang (1911), hanno rappresentato un ostacolo molte volte insormontabile.
«Il passato antico della Cina è negato a noi e alla sua popolazione, ma il suo grande passato viene lentamente svelato, come è successo per l’antico Egitto», scriveva lo storico Henri Cordier nel 1920. «Anche se riconosciuta come una grande civiltà, i suoi antichi tesori sono appena conosciuti. Voci parlano di piramidi in aree desolate del paese».

La prima testimonianza: Fred Meyer Schroeder
La conoscenza delle piramidi cinesi è avvenuta in diverse fasi e in maniera molto graduale. La prima testimonianza risale al 1912. L’agente di viaggio americano Fred Meyer Schroeder, nel corso di uno spostamento nell’entroterra, riportò l’avvistamento di una serie di piramidi nella provincia dello Shaanxi.
«È stato più inquietante di quanto le avessimo trovate nel deserto», scrive nel suo diario. «Queste piramidi sono in qualche modo esposte agli occhi del mondo, ma ancora completamente sconosciute agli occidentali». La guida di Schroeder, un monaco buddista, spiegò che le piramidi si trovavano lì almeno da 5 mila anni.
Schroeder stimò che la piramide principale raggiungeva almeno i 300 metri di altezza, con i lati della base lunghi 500 metri, dimensioni che darebbero una struttura dal volume dieci volte superiore a quello della Grande Piramide in Egitto.

La seconda testimonianza: James Gaussman
La seconda testimonianza fu del pilota dell’US Army Air Force James Gaussman, il quale riportò l’avvistamento di una grande piramide bianca durante un volo tra l’India e la Cina nel 1945, in piena Seconda Guerra Mondiale. Così fece rapporto il militare:
«Volavo attorno ad una montagna, seguita da una valle. Direttamente sotto di noi abbiamo individuato una gigantesca piramide bianca. Sembrava di essere in una fiaba: la piramide era avvolta in un bianco luccicante. Potrebbe essere stata di metallo o di qualche altro tipo di pietra. La cosa curiosa è che alla sua sommità c’era un grande pezzo di materiale prezioso, simile ad una gemma. Sono rimasto profondamente colpito dalle dimensioni colossali della struttura».

La fotografia di Maurice Sheahan
La terza testimonianza, documentata da una fotografia, si deve al colonnello Maurice Sheahan, direttore per l’Estremo Oriente della Trans World Airlines. Nel 1947, durante un volo su una valle nei pressi delle montagne Qin Ling, Sheahan individuò una piramide gigante che riusci prontamente a fotografare.
La scoperta venne riportata sull’edizione del 28 marzo 1947 del New York Times. Nell’articolo si stimava che la piramide raggiungesse i 300 metri di altezza con una base di 500 metri per lato, dimensioni che farebbero impallidire la piramide di Giza.
Due giorni dopo, nell’edizione domenicale, il New York Times pubblicava anche la foto scattata da Sheahan. Nel frattempo, in una lettera inviata all’Associated Press, gli archeologi cinesi negavano che tale piramide esistesse.

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La struttura è stata in seguito identificata come il ben noto tumulo Maoling (vedi immagine su Google Maps), ovvero la tomba dell’imperatore Wu di Han (156-87 a.C.), posizionata nella provincia di Shaanxi, a circa 40 chilometri a ovest della capitale Xi’an.
Una mappa dettagliata dell’US Air Force della zona intorno alla città di Xian, realizzata con l’utilizzo di fotografie satellitari, mostra almeno 16 piramidi.

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Interessante notare che le tre piramidi maggiori ricalcano la posizione delle piramidi di Giza e di Teotihuacàn, configurazione che secondo molti ricercatori richiama la posizione delle tre stelle della Cintura di Orione.

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Ancora molto da scoprire
«La Cina conserva ancora molti misteri, di cui la stessa popolazione locale non è a conoscenza», scriveva il ricercatore tedesco Hartwig Hausdorf nel suo libro del 1994 “Die weisse Pyramide” (La Piramide Bianca). «Ho parlato con gli archeologi cinesi, i quali in un primo momento hanno negato qualsiasi piramide, ma alla fine hanno riconosciuto la loro esistenza».
Tuttavia, l’impressione è che la Cina non rinuncerà a tutti i suoi misteri così facilmente. Probabilmente, molte piramidi sono ancora da scoprire, altre non ancora fatte conoscere alla comunità scientifica e all’opinione pubblica.
Buona parte delle strutture piramidali note rappresentano antichi tumuli funerari realizzati per ospitare i resti di molti dei primi imperatori della Cina. Il più famoso è il Mausoleo del Primo Imperatore cinese Qin Shi Huang, vicino a Xi’an, nella provincia Shaanxi della Cina.
È qui che fu trovato il famoso Esercito di Terracotta, un gruppo stimato tra le 6 mila e le 8 mila statue di guerrieri, vestiti con corazze in pietra e dotati di armi, poste di guardia alla tomba dell’imperatore. Di queste statue sono state riportate alla luce circa 500 guerrieri, 18 carri in legno e 100 cavalli in terracotta.
Le strutture piramidali cinesi presentano cime piatte, quindi molto più simili nella forma alle piramidi messicane di Teotihuacàn, rispetto a quelle di Giza in Egitto.
Resta la domanda: come mai la piramide rimane la forma architettonica più diffusa dell’antichità? Sulla base del fatto che molte civiltà del passato abbiamo preferito la forma piramidale come struttura fondamentale, alcuni ricercatori pensano che in un passato remoto sia esistita una civiltà globale che ha abitato il nostro pianeta, diffondendo la sua cultura in tutti i continenti della Terra.
Dopo essere stata spazzata via da un immenso cataclisma globale, questa antica civiltà avrebbe lasciato le tracce della sua esistenza nei monumenti piramidali sparsi su tutto il pianeta. I pochi superstiti avrebbero poi ricostruito il mondo post-diluviano. Si tratta della Teoria degli Antichi Umani.
Altri, tuttavia, pensano che nel passato dell’umanità ci sia qualcosa di molto più intricato: viaggiatori extraterrestri avrebbero preso contatto con i nostri antenati, alterandone la cultura e l’evoluzione. Data la loro abilità tecnologica, i nostri antenati avrebbero considerato questi viaggiatori alieni come divinità.
La mitologia cinese tramanda di esseri celesti discesi sulla terra in draghi volanti: costoro furono i primi sovrani cinesi che diedero inizio alla civiltà cinese e che sono conosciuti come i Tre Augusti: Fu Xi, Nüwa, Shen Nung.
Fu Xi, secondo la tradizione, visse tra il 2952 e il 2836 a.C. Aveva un ruolo di mediatore tra gli uomini e gli esseri divini. Le leggende vogliono che abbia insegnato la pesca e l’allevamento agli uomini. Inoltre, a lui vengono attribuite l’invenzione del sistema divinatorio Yi Jing, della metallurgia, della scrittura, del calendario e della la musica.
Nüwa era la sorella di Fu Xi e ne divenne anche la sposa. Il suo aspetto è a metà strada tra l’essere umano, di cui appare la testa e l’animale, solitamente il corpo dalle sembianze di serpente o di pesce. È considerata una divinità della creazione: è lei a creare gli uomini, plasmandoli dall’argilla. A lei si deve anche l’introduzione dell’istituzione matrimoniale.
Fu Xi e Nüwa venivano rappresentati sempre allacciati per la coda. Fu Xi tiene in mano una squadra, Nüwa invece un compasso. I due strumenti (ad oggi, ancora adoperati nella simbologia massonica) indicano che i due sovrani inventarono norme, regole, standard.



Inoltre, nelle illustrazioni Fu Xi e Nüwa sono accompagnati da due soli. In alcune tombe degli Ittiti datate intorno ai 4 mila anni fa, si trovano raffigurazioni simili di due gemelli, maschio e femmina, accompagnati da due soli. Questi gemelli sono quelli che nei testi ittiti si identificano come dio del Sole e del Cielo e dea del Sole e della Terra.
Dunque, come spesso avviene quando si tratta di questi argomenti, le suggestioni sono molte, le coincidenze incredibili e le domande moltiplicate. L’antica Cina ci consegna un ulteriore tassello del misterioso mosaico del passato del nostro pianeta. Le piramidi cinesi potrebbe aiutarci a comprendere cosa è realmente accaduto?

Palais des Papes


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